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EDITORIALE
Il nostro tesoro
30/07/2010

Nei prossimi anni la Diocesi di Imola è chiamata ad  un cimento cruciale: ridefinire e rinsaldare l’azione evangelizzatrice con adeguate modalità di inculturazione della fede, di fronte all’avanzare della secolarizzazione relativista.
Tutto ciò è reso ancora più arduo dalla drastica riduzione del clero (diminuito del 25% negli ultimi dieci anni), cui è assegnata non solo una insostituibile funzione sacramentale, ma anche un ruolo di guida responsabile delle comunità locali; hanno inoltre forte peso l’indebolirsi dei legami identitari e la supina ignoranza della propria storia, che non di rado pongono i credenti in balia delle più evanescenti caricature di arte e cultura.
La Diocesi di Imola sta elaborando le sue prossime azioni anche attraverso lo strumento ecclesiale del sinodo. Dalle sue articolate e partecipate sessioni sta emergendo lentamente il profilo della Chiesa locale negli anni futuri.
In momenti così delicati è però necessario non dimenticare che l’attuale situazione pastorale diocesana è il frutto e il portato di una vicenda storica quasi bimillenaria, che ha generato un immenso tesoro di congregazioni religiose, comunità parrocchiali, confraternite, associazioni, arte, cultura, devozione e tradizioni. Conoscere e comprendere le cause di quegli eventi non è un esercizio intellettuale per storici di professione o un divertissement per cultori della materia, ma una fonte imprescindibile da cui attingere indicazioni e risorse per interpretare il presente e progettare il futuro della Chiesa locale. L’inculturazione della fede sarà pienamente possibile solo a queste condizioni, recando con sé una ampiezza ed oggettività di giudizio altrimenti compromesse. Per questo si deve tra l’altro ravvivare la memoria di figure anche recenti del clero, religiosi, religiose e laici che hanno impreziosito la Chiesa imolese, senza arbitrarie omissioni o dimenticanze.
Il Nuovo Diario Messaggero si propone di offrire ai suoi lettori alcuni stimoli per favorire l’attingimento di nuova linfa dalle radici della nostra storia diocesana, in modo da conoscere e valutare la realtà attuale in modo più consapevole e fecondo. La storia (quella vera) è maestra di vita, ma per essere suoi scolari occorre l’umiltà di rinunciare ai pregiudizi.

Andrea Ferri

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