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EDITORIALE
Il Patrono
07/08/2008

La festa di San Cassiano Martire, patrono di Imola, di per sé coinvolge non solo la sfera religiosa ma anche quella civile.
Quasi scontata è la tradizionale devozione per il maestro di scrittura veloce che al tempo di Diocleziano fu condannato perché cristiano e sul cui corpo si accanirono con gli stiletti i suoi stessi scolari. La fede degli imolesi  ( e in qualche misura ravennati e romagnoli tutti, di parte dei toscani, dei lombardi e degli altoatesini) deve molto a questo martire, perché la testimonianza resa a Cristo col sangue costituisce il coronamento dell’azione missionaria. Costituisce anche l’accettazione piena del dono della fede, quasi il battesimo di sangue di un popolo. Viceversa una comunità cristiana che non testimonia più la fede con la vita fino al dono della vita stessa non è più una vera comunità ecclesiale. Quando non sia disposta ad affrontare contrasti, discriminazioni, persecuzioni per Cristo, non gli appartiene più. La Chiesa infatti, non potrà mai adattarsi al mondo
Più difficile è riconoscere la rilevanza civile del Patrono, benché in teoria si ammetta che egli appartiene non solo al patrimonio storico delle istituzioni, ma anche alla fisionomia e coscienza civica, alla cultura viva della città.
La popolazione cittadina è sempre più composita, più mobile, meno portata ad identificarsi in una persona significativa, specialmente se così “schierata” come è per antonomasia il martire. Tuttavia, è probabile che, di fronte a problemi di vasta portata, farà ricorso, come ogni persona, alle proprie riserve di energie spirituali e morali.
Venendo a Cassiano e ad Imola, il problema più rilevante può essere identificato oggi nell’immigrazione, fenomeno drammatico, tuttora in crescita e ricco di incognite. Pur essendo ancora contenuto in un 10 percento di stranieri residenti, è un fenomeno difficile da governare che non può essere confinato tra i problemi dell’ordine pubblico.
Un impegno complesso è affidato non solo alle istituzioni civiche ma anche alle famiglie, ai gruppi sociali, alla comunità ecclesiale, che si è mossa già da tempo.
E’ spontaneo, e ragionevole ricorrere al patrocinio di chi è stato scelto dai nostri padri come rappresentante della città davanti a Dio. Ma certamente si richiede nello stesso tempo uno sforzo congiunto per ampliare la visuale della vita cittadina, al di là dell’economia e del benessere materiale.

+Tommaso Ghirelli

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